I benefici del latte prodotto da animali al pascolo: gli acidi grassi essenziali

imageProseguiamo con la pubblicazione degli articoli dell’amico Adriano Borgna, medico italiano che vive e opera negli Stati Uniti d’America, che ci aiuta a capire, in maniera semplice ed efficace, le differenze tra i formaggi prodotti con latti di animali alimentati ad erba e fieno (e ridotte integrazioni vegetali no-OGM) e i formaggi derivanti da animali nutriti a mangimi (insilati, unifeed).

Buona giornata e buona lettura a tutti!

Pier Angelo

Latte da animali al pascolo contro latte da animali a mangime

(2a parte)

del Dottor Adriano Borgna

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a confrontare il latte di animali al pascolo con il latte di animali “a mangime”, sottolineando alcuni vantaggi che il primo dei due offre a chi lo consumi, all’animale, all’ambiente, etc.

Oggi vediamo da vicino il ruolo degli acidi grassi essenziali – gli Omega 6 e gli Omega 3 – che rappresentano un caso a sé, in quanto la loro funzione a livello della nostra fisiologia è stata capita e studiata ormai da circa trenta anni.

Gli Omega 6 e gli Omega3 sono i precursori (cioè la materia prima) delle prostaglandine.

Queste sostanze, così chiamate perché furono isolate nel liquido prodotto dalla prostata, sono gli ormoni locali che praticamente regolano quasi tutte le funzioni fisiologiche del nostro organismo. Per fare un esempio, una prostaciclina ha un effetto vasodilatatore (cioè allarga il lume delle arteriole) ed inibisce l’aggregazione delle piastrine nel sangue (cioè previene la formazione dei coaguli o trombi nel sangue, fluidificandolo) ed un’altra, il trombossano, ha un effetto vasocostrittore (cioè restringe il lume delle arteriole) e favorisce l’aggregazione delle piastrine (promuove la formazione dei coaguli o trombi). Un altro esempio è quello a livello dei piccoli muscoli che circondano i bronchioli, i rami più piccoli dell’albero respiratorio, dove una prostaglandina li rilassa, allargandone il lume (brocodilatazione = respirare a pieni polmoni!), ed un’altra li contrae (broncocostrizione = limitare la quantità di aria ai polmoni!).

Nell’arco evolutivo tutti questi meccanismi si sono sviluppati per delle funzioni specifiche e abbiamo bisogno di ognuno di loro per poter vivere. È essenziale una vasodilatazione ed una brocodilatazione se dobbiamo correre per acchiappare una preda o per sfuggire ad un predatore, ma è anche essenziale una vasocostrizione e la formazione di un coagulo se ci feriamo, per non morire dissanguati, o una brococostrizione se esposti ad un’aria estremamente fredda o al fumo di un incendio.

Tornando agli Omega 6 e agli Omega 3, essi debbono essere in proporzioni ideali per funzionare in modo equilibrato, e questo per due motivi:

• Una questione di massa – Se ci sono troppi Omega 6 rispetto agli Omega 3 si produrranno più prostaglandine della categoria per via di una maggiore materia prima (vasocostrittore, brococostrittore, etc.)

• Una questione di enzimi (che sono i catalizzatori delle trasformazioni biochimiche) – Sia gli Omega 6 che gli Omega 3 usano gli stessi enzimi per essere trasformati nel prodotto finale: le prostaglandine. Per cui, se gli enzimi sono tutti molto occupati nella trasformazione di una linea, non possono occuparsi della produzione dell’altra.

Sono stati fatti molti studi sulle proporzioni ideali tra Omega 6 ed Omega 3 ed i più convincenti sono quelli di un certo Prof. Shlomo Yehuda, alla fine degli anni ‘90. Grazie ad essi, Yehuda stabilì che la proporzione ideale tra questi due grassi essenziali è pari a 4 Omega 6 : 1 Omega 3. Gli Omega 6 sono molto più diffusi in natura in forme disponibili per la digestione e l’assorbimento da parte degli umani, rispetto agli Omega 3.

Praticamente quasi tutti i cibi di origine vegetale (frutta, verdure, tuberi, grani, etc.) contengono abbondanti Omega 6. Gli Omega 3 per noi disponiblili si trovano solo negli oli di pesce (molto più concentrati nei pesci che vengono da acque fredde), e nelle carni e sopratutto nei grassi di animali erbivori, ed è per questo che dobbiamo mantenere nella nostra dieta sia il pesce che il latte e le carni di animali al pascolo (e non in stalla a mangimi!), e i loro derivati: per riequilibrare un rapporto altrimenti troppo sbilanciato verso gli Omega 6.

Purtroppo per noi umani, gli Omega 3 – ben presenti anche nelle verdure (quelle di color verde scuro, sopratutto) e nell’erba – non sono disponibili per il nostro organismo, a causa della nostra incapacità a digerire la cellulosa (la componente strutturale di tutte le piante). Per sopperire a questo nostro limite corrono in nostro aiuto quindi gli erbivori ruminanti, i cui organismi molto specializzati (con stomaci multipli e sacche di fermentazione) sono in grado di digerirla e di restituirci gli Omega 3 in essa presenti, per l’appunto, attraverso i latti, le carni e i loro derivati.

Noi umani possediamo un solo stomaco che si è evoluto per la sola funzione di digerire le proteine e proteggerci dalle contaminazioni di microorganismi potenzialmente dannosi. Lo stomaco di un individuo sano produce solo due sostanze: l’acido cloridrico  ed il pepsinogeno (che viene trasformato in pepsina). Ai fini digestivi queste due sostanze hanno il solo compito di cominciare la digestione delle proteine, rompendo i legami che esistono tra gli aminoacidi, che sono le componenti minime delle proteine. Per fare una semplice analogia, se avete presenti i blocchetti del Lego, un blocchetto è un aminoacido, due blocchetti sono un di-peptide, tre blocchetti un tri-peptide e cosi via, fino a centomila blocchetti che sono una proteina. Le proteine non possono essere assorbite in quanto tali ma debbono essere spezzettate nelle loro componenti minime ciò a dire gli aminoacidi.

Gli umani, come d’altra parte tutti gli altri predatori, hanno perso molte funzioni metaboliche, ad esempio la capacità di sintetizzare la vitamina C, perché hanno la possibilità di acquisirla mangiando le carni, gli organi interni, od i prodotti (latte) che vengono dagli animali (erbivori) che quelle funzioni invece le hanno mantenute. Sappiamo che milioni di anni fa quelle funzioni ce le avevamo perché le tracce rimangono scritte nel nostro DNA, il nostro patrimonio genetico. I geni per la produzione della vitamina C, ci sono ancora nella sequenza del DNA umano, ma l’ultimo anello della catena è rotto, per cui non possiamo più produrla… ma – essendo furbi come nessun’altra specie – noi ci pappiamo il fegato della pecora e ci troviamo la vitamina C bell’e fatta!

Ma torniamo agli Omega 6 e agli Omega 3!

Le pecore che sono allevate al pascolo, specialmente quando vengono spostate frequentemente agendo come il tagliaerba, mangiano sopratutto il nuovo germoglio che è molto ricco di Omega 3, accumulandone nelle carni e nel latte. Naturalmente c’è anche la presenza degli Omega 6 che sono un po’ dappertutto.

Raddoppia il latte da pastura!!!

Azione pregevole di 4 Omega 6, con 1 Omega 3 che la insacca in porta!

2 a 0!

Alla prossima allora, e sempre tanti auguri di buona salute e di felicità!!!

Adriano Borgna

Tula, 13 marzo 2017